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Quando la prima edizione di "Casa di foglie" iniziò a circolare negli Stati Uniti, affiorando a poco a poco su Internet, nessuno avrebbe potuto immaginare il seguito di appassionati che avrebbe raccolto. All'inizio tra i più giovani - musicisti, tatuatori, programmatori, ecologisti, drogati di adrenalina -, poi presso un pubblico sempre più ampio. Finché Stephen King, in una conversazione pubblicata sul «New York Times Magazine», non indicò "Casa di foglie" come il Moby Dick del genere horror. Un horror letterario che si tramuta in un attacco al concetto stesso di «narrazione». Qualcun altro l'ha definita una storia d'amore scritta da un semiologo, un mosaico narrativo in bilico tra la suspense e un onirico viaggio nel subconscio. O ancora: una bizzarra invenzione à la Pynchon, pervasa dall'ossessione linguistica di Nabokov e mutevole come un borgesiano labirinto dell'irrealtà. Impossibile inquadrare in una formula l'inquietante debutto di Mark Z. Danielewski, o anche solo provare a ricostruirne la trama, punteggiata di citazioni, digressioni erudite, immagini e appendici. La storia ruota intorno a un misterioso manoscritto rinvenuto in un baule dopo la morte del suo estensore, l'anziano Zampanò, e consiste nell'esplorazione di un film di culto girato nella casa stregata di Ash Tree Lane in cui viveva la famiglia del regista, Will Navidson, premio Pulitzer per la fotografia, che finirà per svelare un abisso senza fine, spalancato su una tenebra senziente e ferina, capace di inghiottire chiunque osi disturbarla.
Dettagli del libro :
Autore : Mark Z. Danielewski
★★★★☆ 4.5 su 5 stelle (561 voti)
Langue : Italiano
ISBN-10 : 8832970945
Dimensione del file: 5 MB
Formati supportati : PDF, EPUB, Kindle, Audio HTML, RTF, TXT, MOBI.
Dispositivi compatibili : Android, Apple, iPad, iPhone, PC, Amazon Kindle.
È stata la prima volta che ho comprato un libro senza conoscerne la trama. Esperienza positiva che ripeterei se poi mi trovassi davanti a un capolavoro, tipo questo. Giusto per essere chiari.Partiamo dal principio: cos'è 𝘊𝘢𝘴𝘢 𝘥𝘪 𝘍𝘰𝘨𝘭𝘪𝘦? Un viaggio. Un lungo, tortuoso, contorto viaggio, e io aggiungerei anche "mentale". Circa. Chi lo sa. Non so nemmeno dare un'interpretazione al finale.L'incipit si apre con gli appunti del protagonista Johnny. Veniamo a sapere che insieme al suo migliore amico, Lude, si sono infiltrati nella proprietà del vecchio Zampanò, trovato morto per cause inspiegabili sul pavimento cigolante della sua stessa dimora. In questa esplorazione si imbatte in un baule misterioso, al cui interno scopre che Zampanò aveva conservato il lavoro di una vita intera: una serie di carte che analizzano nel dettaglio un bizzarro documentario familiare che avrebbe girato lui stesso, e che viene nominato come “Versione di Navidson”.E da lì, attraverso gli occhi e la mente di Johnny, andiamo a scoprire i misteri racchiusi in questi documenti insoliti, ma nella fattispecie i misteri legati alla casa in cui si trasferiscono i Navidson.Partiamo da questo: è un 𝙢𝙖𝙩𝙩𝙤𝙣𝙚 (son 700 pagine, ma la storia vera e propria arriva a 530). Me lo sono divorata in dodici giorni. Non capitava da mesi una cosa simile. Ma il motivo è uno: mi ha stregata a tal punto da non avvertire neanche un po' la pesantezza. Tuttavia, è bene specificare che certe parti si sentivano eccome. Anche perché 𝘊𝘢𝘴𝘢 𝘥𝘪 𝘍𝘰𝘨𝘭𝘪𝘦 non è un libro leggero, non è una lettura da mare.Per leggerlo devi ritagliarti una buona porzione di tempo in un posto tranquillo (possibilmente isolato da eventuali rumori molesti) e in uno stato emotivo adeguato; per cui, se avete passato una pessima giornata e siete giù di corda, no, riponete il romanzo al suo posto, perché non è il momento adatto.Chiusa questa parentesi, 𝘊𝘢𝘴𝘢 𝘥𝘪 𝘍𝘰𝘨𝘭𝘪𝘦 non è solo un romanzo, ma qualcosa di più, qualcosa di indescrivibile e complesso, un'enciclopedia di prospettive che volge l'occhio di bue su dei singoli e particolari aspetti della vita quotidiana. Andando ad analizzare a fondo la vita — apparentemente normale — dei Navidson e le bizzarre (e inquietanti) vicende all'interno della “casa”, andiamo a scavare nelle loro personalità, su quei lati che si tengono nascosti ma che in frangenti critici salgono a galla; ci fronteggiamo con le loro 𝙥𝙖𝙪𝙧𝙚, le fragilità, e su come l'energia della casa si alimenti grazie a esse.Ho trovato impressionante il modo in cui l'autore è riuscito a rendere talmente vivido non uno, non due, ma ben tre (o quattro, se si contano le lettere scritte dalla madre del protagonista) registri linguistici.Abbiamo la voce del protagonista venticinquenne, Johnny, un connubio di comportamenti irresponsabili, maldestri, talvolta stupidi, e, malgrado i toni perennemente ironici (ci sono state un paio di pagine dov'ero proprio piegata in due dal ridere), dimostra di avere un linguaggio forbito, contorto, e dei ragionamenti, per quanto insoliti, che non fanno una piega. La particolarità del personaggio, che è anche una delle mie preferite, sta nell'amalgamare nei suoi appunti i deliri mentali (perlopiù dovuti a una serata da “sballo”) ai suoi pensieri razionali. Ed è lì che, all'improvviso, vieni capitombolato in una testa che non sa più riconoscere realtà e finzione; ti trovi davanti dei flussi di pensiero atroci, pagine e pagine senza un dannato punto fermo (vi giuro, il delirio, leggevo in apnea), scatenate da un mescolamento del suo lavoro, la famiglia, le teorie riguardo ai Navidson, il tutto condite da delle metafore che sembravano non volessero mai trovare una conclusione (anche se alcune erano proprio da chef's kiss, lo ammetto).Capitolo dopo capitolo assistiamo a un evidente crollo emotivo e psicologico, poiché il vaso di Pandora che ha scoperchiato dal baule di Zampanò, ha significato anche doversi imbattere in qualcosa che lo riguarda a livello personale. Ad ogni modo, è un personaggio a tutto tondo che ho amato dal profondo, sebbene avessi avuto l'immane voglia di regalargli un paio di sberle per le sue perpetue interruzioni sulle sue seghe mentali riguardo a Tippete.Altro lavorone è il POV di Zampanò che analizza la famiglia Navidson, il frutto di un documentario e analizzato nei minimi dettagli (e per minimi, intendo MICROSCOPICI). E ve lo giuro, per un secondo mi era saltato in testa di cercare tal “Versione di Navidson” su Internet, per vedere se tutte le critiche e le interviste che venivano esposte fossero realmente esistite. E invece no. L'autore ha fatto sì che persino il lettore precipitasse in questa voragine di finzione, intrappolandolo. Me inclusa.Qui il linguaggio cambia notevolmente: diventa più denso, si infarcisce di termini ed espressioni accademiche, talvolta scientifiche, quasi parlasse un professore universitario; parte dalla concezione dell'eco in tutte le sue forme, passa al minotauro e al paragone del labirinto di Minosse e il labirinto che si crea nelle viscere della casa, poi fa un tuffo nella Bibbia e, in termini biblici, spiega il cambiamento di un rapporto fraterno, i suoi lati oscuri, avvalendosi di una similitudine potente e significativa che lega il Will e Tom Navidson a Esaù e Giacobbe. E così via. Leggendo, non solo ti lasci trascinare dalla corrente macabra di questo racconto, ma 𝘪𝘮𝘱𝘢𝘳𝘪. O almeno, io ho imparato tanto.Il romanzo viene etichettato anche come 𝘩𝘰𝘳𝘳𝘰𝘳. Ma io non lo definirei 𝘩𝘰𝘳𝘳𝘰𝘳 nel suo termine nudo e crudo, alla Stephen King, per intenderci. È un genere di “orrore” differente, in cui sei tu, lettore, a dover cogliere gli aspetti che fanno davvero paura. Sapete qual è il mostro che fa più paura all'essere umano? Quello che si cela nei meandri della nostra mente. Ed è proprio su questo punto che gioca Danielewski, e in maniera esemplare, a mio avviso; ci narra di corridoi inghiottiti dal buio, di bussole che non funzionano più, di pareti sempre più strette e al limite del claustrofobico, dell'istinto di sopravvivenza che emerge nei momenti in cui tutto sembra perduto, della luce in fondo al tunnel che sembra non voglia mai apparire, del 𝖼𝗈𝗇𝗍𝗂𝗇𝗎𝗈 girovagare a vuoto, del perdersi costantemente in un terreno che dovresti conoscere ma che poi scopri di non conoscere affatto, del terrore che ti attanaglia la gola e ti acceca occhi e mente.Ammetto che ci sono state alcune parti in cui mi è sul serio salito un brividino lungo la schiena. Penso che ognuno di noi, dal momento che si interfaccia con un testo simile, comincia a riflettere anche 𝗌𝗎𝗅𝗅𝖺 propria vita, al proprio modo di pensare, a come basti cambiare prospettiva per trovare, pian piano, una via d'uscita. Per me è stata una lettura, non traumatizzante, ma terapeutica, perché mi sono rivista in diversi modi di affrontare la propria paura interiore. Casa di foglie eBooK Kindle Download website Non aspettatevi il solito libro, già a pagina 120 ti trovi a seguire 3 storie diverse accomunate da un inquietante filo comune; a fasi alterne hai l’impressione di seguire le tappe di un indagine di polizia, riguardanti la morte di un visionario, raccontate da un narratore ubriaco che divaga di continuo…e tu da spettatore, complice anche una impaginazione molto particolare, che ti porta in alcuni momenti a girare il libro sotto sopra, o a saltare pagine bianche o con una sola parola scritta all’interno… ti ritrovi invischiato in una trama, dalla quale non riesci ad uscire; affascinante cupo e inquietante PDF Casa di foglie livre online Finora il libro più assurdo che abbia lettoLo consiglioMi piace moltissimo lo stile della scrittura, il fatto che non sia una lettura passiva e l'impaginazione è spettacolare.Adoro le pagine grosse, il peso del libro in mano, la scelta dei vari font ecc...Trovo che l'editore abbia fatto un ottimo lavoroRaccontare la trama davvero è impossibileLeggetelo se vi piace usare la testolina e se non volete annoiarvi ePUB Casa di foglie source Preso come regalo. Molto bello da sfogliare, veramente particolare Scarica PDF Casa di foglie gratis 🙌😃🙌
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